Il tanto discusso blackout di PlayStation, organizzato dai fan per protestare contro la decisione di Sony di abbandonare progressivamente i giochi fisici, sembra aver avuto un impatto molto limitato almeno negli Stati Uniti.

La protesta, promossa dal gruppo di preservazione videoludica Does It Play, invitava i possessori di PS5 a spegnere le proprie console e a non utilizzare i servizi PlayStation per una settimana, dal 23 al 30 agosto.
No. There was no significant change at all in player count or engagement in our tracking.
— Mat Piscatella (@matpiscatella.bsky.social) 2026-09-14T14:28:48.658Z
L’obiettivo era quello di mostrare a Sony quanto sia importante per una parte della community continuare ad avere la possibilità di acquistare giochi su disco.
Sui social la campagna aveva attirato parecchia attenzione, ma i numeri raccolti da Circana raccontano una storia decisamente diversa.
Mat Piscatella, analista della società di ricerca, ha spiegato che nei dati relativi al mercato statunitense non è stato rilevato “alcun cambiamento significativo” né nel numero di giocatori né nel livello di coinvolgimento durante il periodo del blackout.
Il risultato suggerisce quindi che, almeno negli Stati Uniti, il numero di persone che ha realmente aderito alla protesta sia stato troppo basso per produrre un effetto visibile sull’utilizzo di PlayStation.
Naturalmente questo non significa che nessuno abbia partecipato: Circana monitora il mercato statunitense e i suoi dati non permettono di stabilire quale sia stato l’impatto del blackout in Europa o in altre parti del mondo.
C’è inoltre un altro elemento da considerare. La protesta è caduta in un periodo relativamente tranquillo sul fronte delle grandi uscite, un aspetto che secondo alcuni appassionati ne avrebbe ridotto ulteriormente l’efficacia.
Anche interrompere per una settimana l’utilizzo della console potrebbe infatti avere un peso molto diverso per un giocatore che non ha particolari titoli da giocare rispetto a chi sta aspettando una delle grandi produzioni dell’anno.
La questione dei giochi fisici, però, resta tutt’altro che chiusa. Sony ha infatti confermato la volontà di procedere verso un futuro sempre più digitale, nonostante le critiche ricevute da una parte della community.
La società ha riconosciuto pubblicamente il malcontento degli utenti, sottolineando però di voler continuare a lavorare sulla propria strategia digitale.
Durante una precedente sessione di domande e risposte sui risultati finanziari, il CFO di Sony Lin Tao aveva ammesso che la compagnia è consapevole delle forti reazioni suscitate dalla decisione.
Sony ha riconosciuto che i videogiochi sono legati a ricordi e passioni molto profonde per milioni di persone, ma allo stesso tempo ha spiegato di voler capire come mantenere il coinvolgimento dei giocatori all’interno di un ecosistema sempre più digitale.
La società ha inoltre iniziato a confrontarsi con i rivenditori in vista di questo cambiamento. Una delle possibilità considerate è quella di continuare a vendere nei negozi confezioni fisiche contenenti semplicemente codici per il download dei giochi, una soluzione che permetterebbe a Sony di mantenere una presenza nel commercio tradizionale senza dover produrre veri e propri dischi.
Per il momento, quindi, il PlayStation Blackout non sembra aver rappresentato quel segnale forte che i suoi organizzatori speravano di mandare a Sony. Almeno negli Stati Uniti, i dati di Circana mostrano che l’attività dei giocatori è rimasta sostanzialmente invariata.
Questo non significa necessariamente che il malcontento sulla fine dei giochi fisici sia scomparso. La vera sfida per i sostenitori del formato fisico sarà capire se la protesta potrà trasformarsi in qualcosa di più duraturo, soprattutto quando arriveranno sul mercato le prossime grandi produzioni PlayStation.
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Ultimo aggiornamento 2026-10-14 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API





