Il reverse engineer DiscoStarslayer ha annunciato di essere riuscito a rompere uno dei più importanti segreti rimasti nascosti nell’hardware della console Sony.

Un risultato arrivato dopo anni di reverse engineering, decapping e dumping ottico, e che apre una nuova pagina nello studio della sicurezza delle prime PlayStation 2.
After 4 years of effort, I'm happy to announce that one of the final secrets of the PS2 has been broken wide open!
It's been a long process of decapping, optical dumping, and now at last a software solution.
Thank you Libby for finding the exploit from our dirty optical dumps! pic.twitter.com/VrsCH8I35C
— DiscoStarslayer (@DiscoStarslayer) September 13, 2026
«After 4 years of effort, I’m happy to announce that one of the final secrets of the PS2 has been broken wide open!», ha spiegato DiscoStarslayer, sottolineando come il percorso sia stato lungo e complesso, dalla rimozione del chip fino all’estrazione ottica del suo contenuto, per arrivare infine a una soluzione software.
Un risultato reso possibile anche dal lavoro di Libby, che secondo il ricercatore è riuscito a individuare un exploit proprio a partire dai dump ottici ottenuti durante il progetto.
Poco dopo è arrivata una precisazione ancora più significativa: «Magic security chip on PS2 never dumped 26 years. Now it’s dumped!».
Il riferimento è al microcontrollore CXP102064, una delle versioni più importanti del MechaCon, il Mechanics Controller utilizzato sulle prime generazioni di PlayStation 2.
Il CXP102064 è un microcontrollore a 16 bit basato sul core Sony SPC970, con una frequenza operativa di circa 33,87 MHz.
Prodotto da Sony Computer Entertainment nel 1999, veniva utilizzato nelle prime PlayStation 2 “fat”, dalle revisioni A-chassis fino alle D/D’-chassis, comprendendo indicativamente modelli come SCPH-10000, SCPH-15000, SCPH-18000, SCPH-30000 e SCPH-35000.
Ridurre il CXP102064 a un semplice controller del lettore ottico, però, sarebbe un errore. Il MechaCon rappresenta infatti uno degli elementi centrali dell’architettura della console.
Da una parte si occupa della gestione meccanica del drive, controllando il laser, il focus, il tracking, il motore dello spindle e l’apertura e la chiusura del cassetto.
Dall’altra svolge un ruolo molto più delicato: quello di gatekeeper della sicurezza della PlayStation 2.
È coinvolto nell’autenticazione dei dischi originali attraverso BCA e wobble groove, nel controllo regionale, nella gestione della crittografia MagicGate utilizzata dalle Memory Card ufficiali e nella gestione dei file KELF, gli eseguibili protetti della console.
All’interno del chip sono inoltre presenti le chiavi segrete necessarie per queste operazioni. Ed è proprio questo il motivo per cui il suo contenuto è rimasto così difficile da recuperare.
Nelle versioni più vecchie come il CXP102064, codice e chiavi sono conservati all’interno di una mask ROM, una memoria integrata direttamente durante la produzione del chip.
Per estrarne il contenuto non è quindi sufficiente collegarsi al componente e leggerne la memoria come avverrebbe con un normale dispositivo programmabile. È necessario ricorrere a tecniche invasive come il decapping, seguito dal dumping ottico della superficie del silicio.
Il risultato assume un’importanza particolare considerando quanto tempo sia rimasto irrisolto questo problema.
Per oltre 26 anni, il CXP102064 è stato infatti uno dei pochi componenti fondamentali della PlayStation 2 il cui contenuto non era stato completamente estratto e documentato.
Le generazioni successive del MechaCon, conosciute anche come “Dragon” e basate su architettura ARM, sono diventate nel tempo molto più accessibili grazie a tecniche ed exploit software come MechaPwn.
Il CXP102064 delle prime console, invece, ha continuato a rappresentare un ostacolo decisamente più difficile da superare.
Il dump completo ora permette di approfondire finalmente l’architettura interna della sicurezza delle prime revisioni della PlayStation 2, fornendo informazioni preziose anche per chi lavora sulla conservazione e sull’emulazione della console.
La disponibilità di questi dati può contribuire a migliorare l’accuratezza degli emulatori, soprattutto nella riproduzione dei meccanismi legati a MagicGate e all’autenticazione dei dischi, ma permette anche di studiare molto più nel dettaglio i sistemi di protezione anticopia progettati da Sony alla fine degli anni Novanta.
C’è poi un aspetto forse ancora più importante: la conservazione della storia hardware della PlayStation 2.
Con il passare degli anni, infatti, documentare componenti, firmware, ROM e sistemi di sicurezza delle console diventa sempre più difficile.
I chip originali possono deteriorarsi, le informazioni possono andare perdute e le tecnologie necessarie per analizzarli possono diventare progressivamente meno accessibili.
Quello annunciato da DiscoStarslayer va quindi oltre il semplice risultato di un progetto di reverse engineering.
Dopo quattro anni di lavoro, decapping, dumping ottico e ricerca di una soluzione software, uno dei componenti più misteriosi delle prime PlayStation 2 è finalmente molto più vicino a essere compreso e documentato.
Il “Magic security chip” che per decenni ha custodito una parte importante dei meccanismi di sicurezza della console non rappresenta più lo stesso enigma di prima.
È un risultato che interessa naturalmente gli appassionati di hardware e homebrew, ma che ha anche un valore più ampio per la conservazione del patrimonio videoludico.
La PlayStation 2 ha segnato un’epoca e, a più di vent’anni dalla sua uscita, continua ancora a regalare sorprese. Questa volta non arriva un nuovo gioco o un nuovo exploit: viene finalmente aperto uno degli ultimi grandi capitoli rimasti in sospeso nella storia hardware della console più venduta di sempre.
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Ultimo aggiornamento 2026-10-14 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API





