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qCFW per PS3 eMMC è quasi realtà: il Custom Firmware si avvicina a tutte le PlayStation 3

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La scena PlayStation 3 continua a dimostrare di avere ancora parecchie sorprese in serbo. A distanza di anni dal lancio della console, gli sviluppatori stanno infatti lavorando per superare quello che è rimasto uno degli ultimi grandi ostacoli al Custom Firmware sulle macchine Sony: il supporto ai modelli dotati di memoria eMMC.

A riaccendere l’interesse della community è stato Jose Coixao, conosciuto nella scena PS3 e su X con il nome di @notnotzecoxao, che ha pubblicato un messaggio piuttosto chiaro: “emmc ps3 qcfw is almost a reality. get ready for all supported ps3 models running cfw one way or another :)”

Tradotto: il qCFW per le PS3 eMMC è ormai quasi realtà e i possessori dei modelli ancora esclusi dal Custom Firmware dovrebbero prepararsi.

Non si tratta soltanto di una frase lanciata sui social. Nelle stesse ore, sviluppatori e figure conosciute della scena, tra cui aldostools, hanno richiamato l’attenzione sul lavoro portato avanti da aomsin2526, autore del progetto BadWDSD, che sta lavorando proprio all’estensione del qCFW ai modelli dotati di eMMC.

Se il progetto arriverà alla maturità necessaria, potrebbe essere uno degli sviluppi più interessanti degli ultimi anni per la scena homebrew della PS3.

Per capire quanto sia importante questa novità bisogna fare un passo indietro. Non tutte le PlayStation 3 possono installare un Custom Firmware tradizionale.

Sui modelli compatibili, il procedimento consente di modificare il firmware della console e ottenere un livello di controllo molto elevato sul sistema, aprendo le porte a homebrew, backup, ISO, funzionalità Cobra e numerosi strumenti destinati agli utenti più esperti.

La situazione cambia con le revisioni più recenti. Le Slim più tarde, comprese alcune CECH-2500 con determinati datecode, le CECH-3000 e le Super Slim CECH-4xxx, non possono utilizzare il classico CFW installabile attraverso un PUP modificato.

Per anni, quindi, chi possedeva queste console ha dovuto fare affidamento soprattutto su PS3HEN, una soluzione software estremamente utile ma che non offre esattamente la stessa esperienza di un Custom Firmware completo.

HEN deve infatti essere attivato nuovamente dopo l’avvio della console e, nonostante permetta di fare moltissime cose, mantiene alcune differenze e limitazioni rispetto a un CFW tradizionale. È proprio questo il vuoto che il qCFW cerca di colmare.

Cos’è realmente il qCFW

Il nome può trarre in inganno. Il qCFW, ovvero quasi-Custom Firmware, non è un normale CFW che viene semplicemente installato sulla memoria della PS3 tramite un file PUP.

Il sistema si basa pesantemente sul lavoro di Evilnat PEX, uno dei Custom Firmware più conosciuti e utilizzati nella scena PS3, ma viene avviato attraverso una modifica hardware. Il progetto che ha reso possibile questa strada è BadWDSD, sviluppato da aomsin2526.

Il cuore del sistema è rappresentato da un piccolo microcontrollore basato su Raspberry Pi Pico/RP2040, collegato alla scheda madre della PS3. Il metodo sfrutta una particolare funzione della memoria XDR della console, chiamata WDSD (Write Data Serial Debug).

In termini semplici, durante le primissime fasi dell’avvio il dispositivo può intervenire sulla memoria e scrivere codice nella RAM della console. Questo permette di caricare uno stage personalizzato, chiamato Stagex, che prepara l’ambiente necessario all’avvio del qCFW.

Il risultato finale è un’esperienza molto più vicina a quella offerta da un CFW tradizionale rispetto a quanto possibile con HEN.

Cosa cambia rispetto a PS3HEN

Il vantaggio più evidente è l’esperienza d’uso. Con il qCFW non è necessario ripetere manualmente l’attivazione di HEN a ogni avvio. Il processo viene gestito durante il boot grazie all’intervento hardware.

Ma le differenze non finiscono qui. Il qCFW permette di utilizzare ISO PS2 in maniera nativa, senza dover ricorrere alla conversione nei pacchetti PS2 Classics.

Offre inoltre la possibilità di utilizzare funzionalità avanzate come l’overclock della GPU RSX, il supporto a OtherOS/Linux attraverso Petitboot e un ambiente Cobra sempre attivo.

In sostanza, molte delle caratteristiche che gli utenti associano a un moderno CFW diventano disponibili anche su console che Sony aveva escluso dalla possibilità di installare un firmware modificato tradizionale.

Naturalmente non è tutto identico a un CFW convenzionale. Il qCFW presenta ancora alcune limitazioni, tra cui l’impossibilità di ottenere il dump della eid_root_key e delle funzionalità che dipendono direttamente da essa.

Inoltre, Cobra deve rimanere attivo e gli aggiornamenti del firmware richiedono procedure specifiche, che possono prevedere il passaggio attraverso OFW o HFW.

Esistono anche alcuni piccoli inconvenienti legati all’hardware e all’avvio. Per esempio, in determinate condizioni il DualShock 3 wireless può non sincronizzarsi immediatamente al primo avvio.

Quali PS3 sono già supportate

Prima dell’arrivo del supporto eMMC, il progetto BadWDSD/qCFW aveva già aperto la strada a un numero molto più ampio di console rispetto al CFW tradizionale.

Il supporto comprendeva le CECH-2500, le CECH-3000 e le Super Slim CECH-4xxx equipaggiate con memoria NOR.

Rimaneva però fuori un gruppo particolarmente interessante: le Super Slim dotate di eMMC. Ed è proprio qui che si concentra il nuovo sviluppo.

Alcune Super Slim, in particolare le versioni più economiche e famose per essere state commercializzate anche con 12 GB di memoria interna, utilizzano una configurazione basata su eMMC anziché sulla memoria flash NOR.

Questa differenza hardware è fondamentale. Il metodo originale utilizzato da BadWDSD era stato sviluppato tenendo conto delle caratteristiche e degli indirizzi tipici delle console con memoria NOR.

Quando si passa all’eMMC, il comportamento della memoria e della gestione del boot cambia e il procedimento non può essere semplicemente replicato senza modifiche.

Per questo motivo, nonostante i progressi ottenuti con le altre revisioni, le PS3 eMMC erano rimaste fuori dal progetto.

Per chi possiede una Super Slim e vuole capire quale tipo di memoria monta la propria console, esistono alcuni indizi.

Uno dei metodi più semplici consiste nell’entrare in Safe Mode e verificare se compare l’opzione “Change system storage”, ovvero la possibilità di cambiare lo storage di sistema. La presenza di questa voce può indicare una configurazione eMMC.

Anche il comportamento di Stagex può fornire un’indicazione: sulle console incompatibili con il metodo NOR può comparire il messaggio “Flash is not NOR”.

Il codice modello riportato sull’etichetta può fornire ulteriori indicazioni, anche se non dovrebbe essere considerato da solo una prova definitiva.

In altre parole, prima di intervenire sulla console è sempre meglio verificare con gli strumenti appropriati quale sia effettivamente la configurazione hardware.

Ed eccoci alla parte più interessante. I lavori pubblici collegati al progetto qCFW, insieme agli aggiornamenti segnalati da sviluppatori della scena come aldostools, mostrano che il supporto alle console eMMC è concretamente in fase di sviluppo.

Non significa ancora che sia disponibile un pacchetto pronto per tutti. Significa però che quello che per anni sembrava essere uno degli ultimi grandi ostacoli potrebbe finalmente essere superato.

Se il porting verrà completato e stabilizzato, anche le Super Slim eMMC, comprese quelle particolarmente diffuse con memoria interna da 12 GB, potrebbero entrare nel gruppo delle console capaci di eseguire il qCFW.

A quel punto il quadro della scena PS3 diventerebbe molto più uniforme.

Le console più vecchie continuerebbero a utilizzare il CFW tradizionale, mentre le revisioni che non possono installarlo direttamente potrebbero affidarsi al qCFW tramite modifica hardware.

Non sarebbe la stessa cosa su ogni modello, ma dal punto di vista dell’utente la distanza tra le varie revisioni si ridurrebbe drasticamente.

Cosa potrebbe arrivare sulle PS3 eMMC

La conseguenza più importante sarebbe naturalmente la possibilità di utilizzare il qCFW anche sulle Super Slim eMMC, comprese quelle che fino a oggi sono rimaste legate a HEN.

Ma l’impatto potrebbe andare oltre. Un supporto più ampio significherebbe avere procedure e strumenti sempre più uniformi per un numero maggiore di modelli. Potrebbe inoltre stimolare lo sviluppo di nuovi homebrew e utility pensati specificamente per queste console.

Anche il recupero e la gestione di alcune macchine con problemi software o di configurazione potrebbero beneficiare dell’accesso a strumenti più avanzati.

Bisogna però evitare di trasformare un progetto ancora in sviluppo in una promessa. Il supporto eMMC dovrà essere testato su un numero significativo di console e soprattutto dovrà dimostrare di essere sufficientemente stabile prima di poter parlare di una soluzione realmente definitiva.

Non sarà comunque un CFW tradizionale

L’arrivo del qCFW sulle eMMC non significa che Sony abbia improvvisamente perso la possibilità di distinguere tra tutti i modelli PS3, né che ogni console diventerà identica alle prime Fat o Slim compatibili con CFW.

Il qCFW continua a dipendere dall’intervento hardware e dal metodo di avvio basato sul modchip. La procedura richiede quindi una modifica fisica della console e, nella maggior parte dei casi, la saldatura di un Raspberry Pi Pico o di un dispositivo RP2040 equivalente.

Anche alcune funzionalità legate alle chiavi di sistema continueranno a essere differenti rispetto a un CFW tradizionale.

Il vantaggio è un altro: portare su hardware precedentemente escluso gran parte dell’esperienza e delle possibilità offerte da un Custom Firmware.

Conviene già modificare una PS3 eMMC?

Se possiedi una Super Slim eMMC, la tentazione di preparare immediatamente il saldatore è comprensibile. Ma probabilmente è proprio questo il momento in cui conviene avere un po’ di pazienza.

Il supporto è ancora in fase di sviluppo e, finché non arriveranno procedure consolidate, guide aggiornate e test sufficientemente ampi, sarebbe meglio evitare di seguire istruzioni provenienti da fonti poco affidabili.

Un errore durante una modifica hardware può infatti trasformare una console perfettamente funzionante in una macchina che richiede un intervento molto più complesso per essere recuperata.

La cosa più sensata, per ora, è identificare correttamente il proprio modello, verificare se si tratta di NOR o eMMC e seguire gli aggiornamenti dei repository ufficiali del progetto.

Quando il supporto sarà pronto, saranno soprattutto le guide della community e i test degli utenti a dirci quanto il metodo sia effettivamente maturo.

Alcune parti di questo articolo sono state generate con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.

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