Il developer Gezine, noto per lo sviluppo e la scoperta di numerose vulnerabilità su console PlayStation 4 e PlayStation 5, ha presentato una nuova scoperta che per questa volta coinvolge le due console Nintendo, Switch e Switch 2.

Il ricercatore ha pubblicato su X una dimostrazione tecnica di un exploit descritto come indipendente dalla versione del firmware, il che significa che il metodo non è legato a uno specifico aggiornamento di sistema. Questo, tuttavia, non implica che la falla non possa essere corretta da Nintendo attraverso futuri aggiornamenti del sistema.
I created switch 1/2 userland exploit that is not webkit or save exploit
"But we already have userland exploit from day 1"
The difference is existing userland exploit is based on save exploit which can't be used without save transfer using Nintendo Online ServiceWhich forces… pic.twitter.com/7gNuaYXiIS
— Gezine (@gezine_dev) July 8, 2026
Gezine ha spiegato di aver escluso l’utilizzo di exploit basati sui salvataggi di gioco. A differenza di quanto accaduto in passato su PlayStation 4 e PlayStation 5, il trasferimento dei dati di salvataggio nell’ecosistema Nintendo richiede infatti l’accesso ai servizi online.
La stessa Nintendo specifica che il trasferimento dei dati verso Nintendo Switch 2 necessita di una connessione a Internet attiva e di almeno un profilo utente collegato a un Account Nintendo.
È importante chiarire cosa rappresenti realmente questa scoperta. L’exploit opera esclusivamente in userland, ovvero in una porzione del sistema operativo dedicata all’esecuzione delle applicazioni e priva dei privilegi necessari per controllare completamente la console.
Si tratta quindi di un livello di accesso molto diverso da quello ottenibile attraverso il kernel, il cuore del sistema operativo che gestisce le componenti più sensibili dell’hardware.
Per questo motivo la dimostrazione non deve essere interpretata come un jailbreak della Nintendo Switch o Nintendo Switch 2.
Il codice mostrato dimostra la possibilità di eseguire istruzioni controllate in un ambiente limitato, ma non consente di installare firmware personalizzati, eseguire liberamente applicazioni homebrew o ottenere il pieno controllo del sistema.
Nel video condiviso dal developer sono visibili diversi log tecnici che documentano passo dopo passo l’esecuzione dell’exploit.
Tra i messaggi mostrati compaiono voci come “Got stable rw primitive”, che indica il raggiungimento di una primitiva stabile di lettura e scrittura della memoria del processo, un elemento fondamentale nello sviluppo di exploit più complessi.
Successivamente viene eseguito il test “Testing ROP with socket”, attraverso il quale Gezine verifica il corretto funzionamento di una catena ROP (Return-Oriented Programming), una tecnica utilizzata nella ricerca sulla sicurezza per riutilizzare porzioni di codice già presenti nella memoria del sistema senza dover eseguire direttamente codice esterno.
I log mostrano inoltre gli indirizzi di memoria del programma principale e delle librerie di sistema, seguiti dalla chiamata alla funzione ShowApplicationError, che viene eseguita con successo tramite la catena ROP.
In termini pratici, questa dimostrazione conferma che il ricercatore è riuscito a ottenere un buon livello di controllo del processo in esecuzione, riuscendo a leggere e modificare la memoria dell’applicazione e a richiamare funzioni del sistema operativo in maniera controllata.
Nonostante il risultato sia particolarmente interessante dal punto di vista della ricerca, gli screenshot non dimostrano l’accesso al kernel né un controllo completo della console. Per questo motivo la dimostrazione non deve essere interpretata come un jailbreak di Nintendo Switch o Nintendo Switch 2.
Al momento non è infatti possibile installare firmware personalizzati, eseguire liberamente applicazioni homebrew o modificare il sistema in modo completo e utilizzabile dagli utenti.
Si tratta di una prova significativa del livello di controllo raggiunto, ma non equivale ad avere accesso completo alla console. L’aspetto più interessante della scoperta riguarda invece il suo potenziale per la ricerca futura.
Nel panorama della sicurezza delle console, un exploit in userland rappresenta spesso il primo tassello di un percorso più complesso.
Per arrivare a un eventuale sblocco completo del sistema è infatti necessario individuare ulteriori vulnerabilità che consentano l’elevazione dei privilegi e, successivamente, l’accesso al kernel.
Si tratta di uno scenario che la stessa Nintendo considera di particolare interesse all’interno del proprio programma di bug bounty su HackerOne, dove vengono ricompensate segnalazioni riguardanti vulnerabilità come l’elevazione dei privilegi, la compromissione del kernel e altre falle che interessano sia Nintendo Switch che Nintendo Switch 2.
Al momento, quindi, questa scoperta va considerata esclusivamente come una dimostrazione tecnica nell’ambito della ricerca sulla sicurezza informatica.
Non è stato pubblicato alcun codice, non esiste un metodo riproducibile dagli utenti comuni e non sono disponibili strumenti che consentano un reale sblocco delle console.
La vulnerabilità rappresenta comunque un punto di partenza promettente per eventuali ricerche future che potrebbero portare, nel tempo, a risultati più avanzati.
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Ultimo aggiornamento 2026-08-20 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API





